Edu-Calcio News

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Vi ripropongo (grazie alla segnalazione del nostro bravissimo Dino che spesso vi accoglie in segreteria) la lettera di un allenatore di calcio giovanile uscita qualche giorno fa su un sito sportivo toscano. Mi pare riassuma molto bene le tante contraddizioni (vogliamo chiamarle ipocrisie?) che regnano nell'attività della Scuola Calcio, di qualunque regione si parli, dunque anche in Emilia Romagna. Situazioni in netto contrasto con le regole pure dettate dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) - Settore Giovanilke e Scolastico, che però quasi sempre vengono tollerate come se nulla fosse, girando magari la testa dall'altra parte o nascondendosi dietro il più banale degli alibi («Ah no, nella nostra società questo non succede...»). Regole, vale la pena ricordarlo, trasgredite non solo da dirigenti e allenatori-istruttori, ma pure dai genitori: vuoi perché sconosciute ai più, vuoi perché una vittoria e un gol del proprio figlio val bene qualche meschina furbata, magari a danno di ragazzini meno dotati o meno "protetti". Stupisce però anche l'assenza di controllo da parte della Figc: molto concentrata (forse troppo...),  nel richiedere alle società di assolvere esasperanti pratiche burocratiche, ma assai poco presente sui campi, là dove si concretizza l'operato delle stesse. Lungi da noi sollevare polemiche. La nostra, semmai, è una mano tesa e pronta a collaborare con chiunque ami un calcio sano, pulito, divertente, realmente "a misura di bambino" e pronta a puntare il dito contro i soliti "furbetti" che vogliono vincere facile prendendo a calci i valori educativi e formativi dello sport.

Gianluca Grassi 

Ecco il testo della lettera

Carissima FIGC ti è mai capitato di assistere alle partite di calcio di ragazzi di 10 anni? Sì, quelle partite dove, come ci hai insegnato, dovrebbero vincere lo sport, la solidarietà, la socializzazione e dove il risultato non conta nulla? Quelle partite dove vedi ragazzi scimmiottare riscaldamenti prepartita degni di una prima squadra professionistica con tanto di scatti e stretching?
Ma scusa... Al corso allenatori ci avevi detto che queste cose non erano assolutamente da fare e che si provocavano solo danni ai ragazzi. Avevi anche detto di tenere un atteggiamento positivo, senza urla e improperi, perché i ragazzi sono come dei registratori e memorizzano tutto quello che il loro leader (ovvero l'allenatore-istruttore) gli dice. Sì, avevi detto così a noi allenatori che scendiamo in campo con i nostri piccoli campioni stracarichi di motivazioni, pronti ad aggredire gli avversari con un pressing asfissiante che manco riesci ad uscire dall'area del portiere: ma non c'era la regola della distanza di gioco???
Mi sorge allora un dubbio... Non sarà che gli allenamenti che fanno questi pseudo allenatori sono quelli della prima squadra???
Eppure, cara FIGC, mi era sembrato di capire che i ragazzi dovevano soltanto divertirsi, che a quell'età era fondamentele insegnare loro la tecnica, ricordi??? Avevi messo in bellavista quella famosa piramide a mo di albero di Natale, dove la tecnica era alla base ed era la fetta più grande.
Ah scusa, forse non ti interessano questi argomenti... Già, a te interessa che vengano compilate perfettamente le liste... Sì, perché poi se sbagliamo una virgola multi subito la società. Ma le società, secondo me, le puoi multare ugualmente sai? Se vieni a vedere le nostre partite e i nostri allenamenti, sai quante multe ci scappano?
Però devono essere salate, ste multe, mica 15 euro come per le liste mal compilate, bensì roba da 1000-2000 euro. E qui sai quante virgole fuori posto puoi trovare!
Ti voglio dare qualche suggerimento.
 La vittoria inseguita a tutti costi, per esempio: ho visto bambini giocare nel secondo tempo appena 5 minuti per poi essere sostituiti... Ma non dovevano giocare almeno un tempo nella Scuola Calcio?
 E poi allenatori con atteggiamenti aggressivi, sia nei confronti dei propri ragazzi che nei confronti degli avversari.
 Allenatori litigiosi sia con i colleghi che con gli accompagnatori.

Mi fermo qui, ce ne sarebbero altre ma poi ti annoio...
Mi dispiace, te lo devo dire, mi stai deludendo.
Sto pensando che forse alla fine è soltanto colpa mia... Eh sì, Maurì, sei passato di moda, oramai non sei più un allenatore. Pardon, mi correggo, "educatore".

Maurizio Giommi

 

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Il ferimento del giovane arbitro Riccardo Bernardini di Ciampino (foto a fianco), 24 anni, aggredito al termine della partita di Promozione laziale fra Virtus Olympia e Atletico Terranova, è fatto purtroppo noto a tutti. Colpito da due ultrà e caduto pesantemente a terra, privo di conoscenza, Riccardo ha rischiato addirittura la vita: la diagnosi ha parlato di forte commozione cerebrale e taglio dietro la nuca suturato con alcuni punti. Non fosse stato per il pronto intervento di dirigenti e personale medico presente alla gara, la vicenda avrebbe potuto prendere una piega ancor più drammatica. Non è il primo episodio del genere. Solo quest'anno, nei campionati minori di calcio (giovanili comprese), si sono contate più di 300 aggressioni ad arbitri. Cifre indegne di un Paese civile. Ma ogni weekend, inutile fare gli struzzi e nascondere la testa sotto la sabbia, i fischietti finiscono nel mirino di pesanti contestazioni. A tutte le latitudini e in qualsiasi contesto, dal professionismo al dilettantismo fino alle competizioni che vedono coinvolti i nostri ragazzi. Un malcostume che non conosce sesso, razza o religione. Che si vinca o si perda, una (presunta) ragione per prendere a male parole l'arbitro c'è sempre. Si perdona tutto a tutti: un gol sbagliato all'attaccante, un'incertezza al difensore, un lancio sbagliato al centrocampista, una papera al portiere, una mossa tattica maldestra all'allenatore. Ma all'arbitro nulla è concesso. Comunque fischi, qualcuno scontenta. Spesso per partito preso, senza neppure provare a entrare nelle pieghe del regolamento che applica, materia sulla quale pure tanti di noi dovrebbero andare a ripetizione, viste le fesserie che si ascoltano in tribuna: vi raccomando papà e mamme più infallibili del VAR, quelli che... «fuorigioco netto: ho visto io che è partito dieci metri davanti a tutti, come ha fatto a non vederlo?» oppure che... «ma quale fallo, ma quale rigore: l'attaccante si è chiaramente buttato appena messo piede in area, doveva ammonirlo per simulazione» o ancora che... «manooooo??? Macché, un banale tocco involontario. Cosa doveva fare mio figlio, tagliarsi il braccio?».

Allora è bene sapere che a Bellaria certi atteggiamenti non saranno tollerati. A tutti i nostri tesserati (giocatori, allenatori, dirigenti) e alle loro famiglie chiediamo un approccio più sereno nei confronti dell'arbitro. La protesta ci sta, è umana. Purché questo avvenga sempre nel rispetto della persona e del ruolo (imprescindibile) che l'arbitro ricopre. Non sta a noi giudicare chi giudica, quand'anche sbagliasse. Deputati a questo ci sono tutor e osservatori dell'Associazione Italiana Arbitri (AIA) presenti ogni domenica sui campi di gioco. E poi: se perdoniamo a nostro figlio un tiro o un passaggio sbagliato, perché non dovremmo perdonare all'arbitro una decisione o una valutazione errata? Come il giocatore impara a giocare, anche l'arbitro impara ad arbitrare: studia, osserva, sperimenta, sbaglia, riprova, in una continua evoluzione che lo porta, di giorno in giorno, a migliorarsi e ad acquisire maggiore esperienza e sicurezza. E come il giocatore, anche l'arbitro manifesta più o meno qualità che ne determinano la carriera. Chi è bravo va avanti e sale di grado, chi è meno dotato resta a livelli inferiori o prende altre strade.

Il calcio che amiamo è gioia. È divertimento. È confronto leale. È rispetto. Questa è la cultura sportiva che proviamo, con semplicità ma altrettanta fermezza, a insegnare. A chi ci vuole seguire e sostenere su questi temi, diamo il benevenuto.

Gianluca Grassi 

               

 

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Fare sport fa bene alla salute. Quante volte ce lo siamo sentiti dire... Tutto vero. Eppure non basta fare sport per crescere bene. Occorre infatti farlo in modo corretto, rispettando modi e tempi della maturazione di ogni singolo bambino, assai diversi da soggetto a soggetto. E occorre farlo supportati da un'etica professionale che non deve mai venire meno negli allenatori-educatori.

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