Noi stiamo con gli arbitri

Visite: 102
Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 

Il ferimento del giovane arbitro Riccardo Bernardini di Ciampino (foto a fianco), 24 anni, aggredito al termine della partita di Promozione laziale fra Virtus Olympia e Atletico Terranova, è fatto purtroppo noto a tutti. Colpito da due ultrà e caduto pesantemente a terra, privo di conoscenza, Riccardo ha rischiato addirittura la vita: la diagnosi ha parlato di forte commozione cerebrale e taglio dietro la nuca suturato con alcuni punti. Non fosse stato per il pronto intervento di dirigenti e personale medico presente alla gara, la vicenda avrebbe potuto prendere una piega ancor più drammatica. Non è il primo episodio del genere. Solo quest'anno, nei campionati minori di calcio (giovanili comprese), si sono contate più di 300 aggressioni ad arbitri. Cifre indegne di un Paese civile. Ma ogni weekend, inutile fare gli struzzi e nascondere la testa sotto la sabbia, i fischietti finiscono nel mirino di pesanti contestazioni. A tutte le latitudini e in qualsiasi contesto, dal professionismo al dilettantismo fino alle competizioni che vedono coinvolti i nostri ragazzi. Un malcostume che non conosce sesso, razza o religione. Che si vinca o si perda, una (presunta) ragione per prendere a male parole l'arbitro c'è sempre. Si perdona tutto a tutti: un gol sbagliato all'attaccante, un'incertezza al difensore, un lancio sbagliato al centrocampista, una papera al portiere, una mossa tattica maldestra all'allenatore. Ma all'arbitro nulla è concesso. Comunque fischi, qualcuno scontenta. Spesso per partito preso, senza neppure provare a entrare nelle pieghe del regolamento che applica, materia sulla quale pure tanti di noi dovrebbero andare a ripetizione, viste le fesserie che si ascoltano in tribuna: vi raccomando papà e mamme più infallibili del VAR, quelli che... «fuorigioco netto: ho visto io che è partito dieci metri davanti a tutti, come ha fatto a non vederlo?» oppure che... «ma quale fallo, ma quale rigore: l'attaccante si è chiaramente buttato appena messo piede in area, doveva ammonirlo per simulazione» o ancora che... «manooooo??? Macché, un banale tocco involontario. Cosa doveva fare mio figlio, tagliarsi il braccio?».

Allora è bene sapere che a Bellaria certi atteggiamenti non saranno tollerati. A tutti i nostri tesserati (giocatori, allenatori, dirigenti) e alle loro famiglie chiediamo un approccio più sereno nei confronti dell'arbitro. La protesta ci sta, è umana. Purché questo avvenga sempre nel rispetto della persona e del ruolo (imprescindibile) che l'arbitro ricopre. Non sta a noi giudicare chi giudica, quand'anche sbagliasse. Deputati a questo ci sono tutor e osservatori dell'Associazione Italiana Arbitri (AIA) presenti ogni domenica sui campi di gioco. E poi: se perdoniamo a nostro figlio un tiro o un passaggio sbagliato, perché non dovremmo perdonare all'arbitro una decisione o una valutazione errata? Come il giocatore impara a giocare, anche l'arbitro impara ad arbitrare: studia, osserva, sperimenta, sbaglia, riprova, in una continua evoluzione che lo porta, di giorno in giorno, a migliorarsi e ad acquisire maggiore esperienza e sicurezza. E come il giocatore, anche l'arbitro manifesta più o meno qualità che ne determinano la carriera. Chi è bravo va avanti e sale di grado, chi è meno dotato resta a livelli inferiori o prende altre strade.

Il calcio che amiamo è gioia. È divertimento. È confronto leale. È rispetto. Questa è la cultura sportiva che proviamo, con semplicità ma altrettanta fermezza, a insegnare. A chi ci vuole seguire e sostenere su questi temi, diamo il benevenuto.

Gianluca Grassi 

               

 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

0
0
0
s2sdefault
powered by social2s